Rubrica di COLAIACOMO Simone





Non è un caso se ho voluto inoltrarmi nei meandri di una dimensione tanto particolare e complessa, quanto affascinante e ricca di intrecci e colpi di scena inaspettati. Molti, già da queste parole si staranno aspettando chissà cosa di fantastico, misterioso, magari occulto. In effetti c’è un pizzico di tutto questo, e allo stesso tempo nulla di tutto ciò. Konx om pax (il cui nome è già tutto un programma!) è una rubrica che si occupa della dimensione religiosa a 360 gradi ed oltre. Chi si sentisse, a questo punto un po’ deluso, dovrebbe armarsi di qualche goccia di “santa pazienza”, attendere ancora un istante e proseguire nella lettura di questa breve introduzione esplicativa. La frase Konx om pax appartiene ad una lingua le cui radici non sono molto chiare. Sicuramente è un linguaggio antico e rimasto nell’ombra sino ad oggi, probabilmente per proteggere alcuni segreti di un culto lontano come quello d’Eleusi. Infatti alcuni studi hanno portato a credere che tale frase racchiudesse un concetto di buon augurio a chi la si rivolgeva. Per approfondimenti su questo concetto consiglio di leggere la mia rubrica nel primo numero di fertiLILInfe in cui tratto proprio questo argomento, con un articolo intitolato Ierofanti del XXI secolo. Così ha avuto inizio il viaggio tra le credenze di ogni tempo ed i culti che si sono susseguiti secolo dopo secolo, tra lotte, intrecci, scambi e sincretismi tali da aver rappresentato e caratterizzato l’evoluzione del nostro pianeta, portandoci sino al punto in cui oggi ci troviamo. Sono anni che mi dedico allo studio delle religioni; ho iniziato come autodidatta trasportato dalla curiosità e dalla voglia di conoscere ciò che mi circonda, insoddisfatto di accettare solo quello che il “destino” aveva scelto per me e desideroso di conoscere quel che si nascondeva dietro l’angolo. E angolo dopo angolo sono rimasto stupefatto per quel che mi era stato negato, ma allo stesso tempo felice per come ero stato educato e per quello che il solito “destino” aveva affidato alla mia persona. Konx om pax vorrei tanto sappia dimostrarsi una guida saggia ed uno stimolo a non fermarsi alle apparenze, a quello che sappiamo, che ci è stato insegnato. Konx om pax ha tanto da insegnare e altrettanto da imparare, e questo può farlo solamente ricevendo da tutti voi lettori un qualcosa che si possa dimostrare nel tempo un punto fermo indispensabile per la crescita generale. Ricordo il tempo in cui vivevo con una benda intorno agli occhi, accettando ogni cosa per come mi veniva descritta. Ora credo e spero che quella benda sia stata rimossa del tutto, per poter ammirare il fascino di un mondo di tutti e per tutti. La Terra ha potuto narrare le vicende di un’infinità di divinità che si sono susseguite e che hanno rappresentato un riferimento costante per chi in loro credeva. Non voglio aggiungere altro in questa sede, di tempo per conoscerci ne avremo tanto. Vorrei solo precisare che è necessario non vedere tutto questo come la solita lezione di catechesi (non per criticarla, me ne guardo bene!), bensì come una letterale immersione nel mare dei costrutti archetipici che possono aiutarci a comprendere il presente; viverla soprattutto come spunto per allenare la mente ad una apertura, una elasticità che non vogliono dire rinunciare a ciò che siamo e a quello in cui crediamo, ma solo permetterci anche di guardare un qualcosa da un punto di vista a noi sconosciuto, con tutte le motivazioni ed i significati che comprende. Mi auguro di poter comunicare con tutti voi tramite l’indirizzo di posta elettronica simone.konxompax@gmail.com e... detto questo: KONX OM PAX a tutti!

Simone Colaiacomo
Direttore Editoriale






Rubrica di COLAIACOMO Chiara



Onde d‘Arte



Questa rubrica nasce dal desiderio di vivere l’arte nella varietà delle sue sfaccettature e non come singola corrente riservata a pochi prescelti. L’arte che, come una vera e propria onda d’urto, tocca, sconvolge e rimbalza, modificandosi con la sua stessa forza in una reazione di causa-effetto, coinvolgendo il mondo circostante e lasciandosi da esso coinvolgere. Questa è frutto della sua epoca e della cultura di chi la interpreta e, come tale ci proponiamo di viverla, senza limitazioni di stile e tecnica, tramandando le esperienze per far sì che non si estinguano nel tempo. Come è giusto, chiunque deve avere la possibilità di accostarsi alle arti, mantenendo nella giusta considerazione chi ne fa non tanto una professione (termine che non si addice troppo alla libertà caratteristica dell’arte), quanto una vera e propria passione che si tramuta in un modus vivendi. Il desiderio più grande è fare arte facendo cultura. Una cultura che ha bisogno di essere alimentata al di là dei confini geografici, linguistici o religiosi.

Ci auguriamo di poter vivere le Arti come onde vibranti che urtandosi, con la loro eco, creano suoni emozionali in uno scambio di forze e di conoscenze.



Chiara Colaiacomo
onde.arte@gmail.com







L’Occhio di Bue è quel faro che durante uno spettacolo teatrale viene puntato sul palcoscenico illuminando e mettendo in evidenza uno o un altro personaggio nell’avanzare della rappresentazione. Prendendone il nome, di volta in volta il nostro Occhio di Bue ne assume anche la funzione, evidenziando un atto della scena della vita reale con i suoi personaggi, i suoi fatti, le sue emozioni.






Rubrica di AFFENITA Massimiliano



PRESENTAZIONE

Ciao a tutti, sono Massimiliano Affenita, ma, se volete, potete chiamarmi Massi. Ho trentadue anni, sono poeta, scrittore e giornalista. Attualmente la mia penna è al servizio di quotidiani telematici come “Controcampus” e mensili cartacei come “il Giornale di Montesacro”. In passato ho collaborato con alcune riviste letterarie come “Pagine”. Nel 2004, è stato pubblicato dal Filo Edizioni il mio primo libro intitolato:” Il Banchetto dei Perdenti”. Oggi mi pregio di essere socio fondatore dell’associazione culturale Fertililinfe e di curare due rubriche “ ridere con arte” e “ dubito ergo sum”, inserite all’interno di questa bella rivista. Buona lettura ;-)

PRESENTAZIONE DELLA RUBRICA RIDERE CON ARTE



Laureatomi nel 2000 in giurisprudenza, ho percorso per anni una strada, quella del diritto, che, a posteriori, ho scoperto non essere la mia. Quello forense è un mondo chiuso, impenetrabile, fatto di rigide caste. Aridità ed eccessivo formalismo permeano l’ambiente dei tribunali. Eppure tale esperienza, seppur non del tutto positiva, mi ha regalato un bagaglio d’ esperienze che, se viste con occhio ironico e distaccato, sono a dir poco comiche, esilaranti. Non solo il tribunale, naturalmente, ma tutta la vita è piena di eventi tragi-comici. Un fatto lo si può vivere, a mio giudizio, in due modi: o come se fosse una scena tratta da una commedia, o come se fosse estrapolata da una tragedia. Io prediligo di gran lunga il primo modo. Nella mia rubrica “ridere con arte” si ride di eventi che alcuni potrebbero definire fastidiosi, inconcepibili, da esaurimento nervoso. E lo sono, intendiamoci. Tuttavia,… ridiamoci sopra!: la profondità della leggerezza, a volte, è maggiore di quella del senso del dramma della vita; ed inoltre, non scordiamocelo, un’ironica penna è anche una forma di rivoluzione non armata. Vi lascio con questa frase di Edgar Lee Master: “Persino la mia polvere ride pensando a quella cosa umoristica che si chiama vita”.

PRESENTAZIONE DELLA RUBRICA DUBITO ERGO SUM


Fin da piccolo ho sempre avuto verso la vita un atteggiamento scettico. Quando rivedo le foto delle elementari scorgo tanti bei bambini impettiti, orgogliosi del loro grembiulino azzurro o rosa ed uno, cioè io, con un’espressione del viso che pare dire: “ mah?! sono davvero perplesso ” . Crescendo, conobbi al liceo la filosofia scettica, che teorizzava quello che per natura avevo dentro.
La teoria di Pirrone di Elide ( 365-275 A.C. ), capostipite dello scetticismo è molto semplice e chiara: l’uomo non può, né potrà mai conoscere la verità. Quest’ultima esiste, ma poiché dagli esseri umani non è conoscibile, se posta in relazione con i pensieri, l’esperienze, le idee degli uomini non esiste. Dunque, a mio giudizio, ogni pensiero, sia esso politico, filosofico o matematico, è sempre carente di verità. Qual è allora l’unica verità a cui l’uomo può appellarsi? Il dubbio!, verso cui, permettetemi, ho però seri dubbi ;-)






Rubrica di DI PIETRO Roberto



Ad personam: le nostre rubriche.

Su e giù con Sisifo di Roberto Di Pietro



Protagonista principale di questa rubrica sarà l’autore esordiente. Nel volere esporre la complessità del mondo editoriale con le sue forme contraddittorie e le molte figure professionali e no che ad esso ruotano attorno (senza avere la presunzione di risultare esaustiva), si cercherà di dare suggerimenti pratici per aiutare lo scrittore a muovere i suoi primi passi a prendere consapevolezza di cosa “pubblicare un libro” si tratti e soprattutto di quanto sia difficile.
Il rimando al mito greco di Sisifo è a sua volta un riflesso dell’interpretazione che Albert Camus da esso ne ha ricavato e vuole certamente essere un personale tributo all’opera, sempre più coperta di polvere, del grande scrittore franco-algerino. Il parallelo con gli autori esordienti non è tanto nella storia complessiva del mito, quanto nella pena che Zeus infligge a Sisifo come contrappeso per la sua colpa: la presunzione (hybris).
Come ieri Sisifo pensava di poter ingannare il re degli dei, così oggi gli autori credono di poter affascinare gli editori. La pena, masochisticamente voluta ed ostinatamente perseverata, non può essere che “girare a vuoto”, condannati alla terribile frustrazione << del lavoro inutile e senza speranza >> (p. 117). Per Camus, Sisifo rappresenta il prototipo dell’<< eroe assurdo, tanto per le sue passioni che per il suo tormento >> (p. 118); possiamo immaginare con lui la fatica dell’esile corpo costretto a far rotolare un enorme masso su per la cima di una collina più volte al giorno; possiamo immedesimarci nella speranza che ogni volta gli dà la forza per tentare l’impresa, sempre convinto di farcela; che lo sforzo sarà ripagato dalla soddisfazione della riuscita e possiamo infine condividere la delusione, un velo sugli occhi, che lo assale allorché il masso fatalmente finirà per rotolare di nuovo giù a valle… Potremmo e forse dovremmo pensare al nostro Sisifo-autore come ad un patetico, eterno perdente se soltanto non avessimo letto Camus però.
<< Lascio Sisifo ai piedi della montagna! Si ritrova sempre il proprio fardello. Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore, che nega gli dei e solleva i macigni. Anch’egli giudica che tutto sia bene. […] Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice >> (p. 121).
E noi ce lo immaginiamo proprio così: comunque felice a prescindere dal successo.

(tutte le citazioni sono tratte da: A. Camus, Il mito di Sisifo, Milano, Bompiani, 2005)

Roberto Di Pietro
sisifo.roberto@gmail.com






Rubrica di SAVOCA Daniela



...SOTTO L'OMBRA DEL TEMPO...
 
Occhio di Ra
La storia è fatta di certezza, la storiografia è la sua narrazione. “Sotto l’ombra del tempo” ci permette di immergere le dita nelle tele confuse delle ragnatele del passato.. il mistero, l’incertezza, l’enigma… cosa trapela da un mondo fatto d’ombre, da un tempo fatto di sovrapposizioni, da uno spazio fatto di intrecci. L’uomo ha sempre cercato di conoscere quelle pagine del passato rimaste incomplete. In molti hanno tentato di tradurre i codici dell’ignoto. Possiamo citare il mito di Atlantide? Platone fu il primo a raccontare la storia di questo mitico continente nei suoi dialoghi Timeo e Crizia
 
“[...] da che poi un'isola aveva innanzi dalla bocca, la quale chiamate voi colonne d'Ercole, ed era l'isola più grande che la Libia e l'Asia insieme, [...]”

“ era passaggio [...] a tutto il continente che è a dirimpetto. [...]”

“ Atlantide [...] teneva imperio sovra la Libia infino a Egitto, e sovra l'Europa infino a Tirrenia. [...] facendosi terremoti grandi e diluvii, sopravvenendo un dì ed una notte molto terribili, [...]”

“ e l'Atlantide isola [...] inabissando entro il mare, sì sparve. [...] ed è inesplorabile; essendo d'impedimento il profondo limo, il quale, all'inabissare dell'isola, si scommosse [...]”..
 
È possibile che popoli vissuti 6000 o 10000 anni fa conoscessero la Terra, la matematica e la geometria in un modo tanto perfetto da creare vere e proprie mappe come quella di Piri? Questo è quanto afferma in proposito Jacques Victoor autore di vari libri sull’argomento:
 
"E' migliore di tutte, ma presenta tre anomalie: la foce del Guadalquivir (attualmente un delta) è raffigurata come una baia, il Mar Egeo formicola d' isole, mentre oggi ne conta un numero assai minore; infine, Ibn Ben Zara disegna ghiacciai in Irlanda ed in Inghilterra. Questi tre dettagli suggeriscono l ' idea che la carta originale risalga alla fine dell' ultima glaciazione". Così scrive lo studioso e conclude: "Una civiltà di portata mondiale, non ancora identificata, sarebbe dunque dovuta esistere da 6 a 10 mila anni fa. Questa civiltà conosceva il volume della Terra, come pure la sua geografia completa. Essa era in grado di calcolare con esattezza le longitudini e le latitudini ed applicava alla cartografia la trigonometria piana e la trigonometria sferica. Era dunque una civiltà brillante, dotata d 'importanti mezzi tecnici.”
 
Per non parlare poi di importantissime opere d’arte come quelle di Leonardo Da Vinci. Chi ritrae davvero la Gioconda? Quali misteri cela L’Ultima Cena? Nei manuali sono narrate e analizzate le vicende di civiltà esistite millenni fa; eppure, l’immaginario collettivo ha sempre lasciato spazio a incursioni dalle stelle, ha dato adito a leggende e miti che generazione dopo generazione sono state capaci di assumere forme più reali di quelle effettivamente riconosciute. Questa rubrica fonde, al piacere di una lettura dell’incompiuto, un approfondimento e una riscoperta di quelle fonti che hanno provato l’arduo tentativo di risolvere, o almeno svelare, l’incerto che ha adombrato il fatto in questione.

A voi il compito di farvi trasportare dalla fantasia e dal mistero che il tempo ha oscurato con le sue nebbie.